Ecco perchè bisogna smantellare la centrale.
Posted By PCL Calabria on 7 novembre 2009
Qualcuno si è definito scioccato di fronte alla nostra proposta. In questa regione, in questa nazione, di scioccante c’è ben altro. Inutile affrontare la discussione sulla centrale E.N.E.L. coi paraocchi, non deve esserci alcun tabù se non quello della salute degli abitanti della sibaritide. Eppure, a tutti i livelli, dalla stampa alla politica, paradossalmente l’unico tabù sembra essere la permanenza di un sito industriale sulla splendida spiaggia rossanese.
Come sempre non abbiamo alcuna remore nell’affermare ciò che molti pensano, ma nessuno esterna: la centrale deve essere smantellata, per svariati motivi che tenteremo di riassumere.
Innanzitutto l’impianto è stato costruito negli anni in cui l’industria statale ha rovinato centinaia di siti naturalistici del meridione, il che ha avuto grosse ripercussioni sullo sviluppo turistico ed economico che ancora oggi scontiamo. Come reagiva l’opinione pubblica? Inutile far finta di non sapere: ogni riserva veniva messa a tacere con la promessa di agognati posti di lavoro, uomini e donne di un sud retrogrado e sottosviluppato preferivano morire di lavoro in un paese storpiato che morire di fame. Siamo ancora quel sud, o riusciamo a sospingere realmente il vento del cambiamento?
È l’ora di rivendicare vita, lavoro e territorio come diritti inalienabili, senza condizioni, scambi o compromessi.
Inoltre, per quel tipo di impianto, non è possibile alcuna riconversione ecocompatibile: il carbone in ogni proporzione è assolutamente contrario ad ogni logica, sia essa ambientale, economica, sanitaria; tanto meno è possibile una riconversione a biomasse, in quanto il territorio non rispetta i requisiti minimi che sono definiti e rigidi, anche se proprio l’ente energetico ne ha spesso dato un’interpretazione bizzarra e strumentale.
Per assicurare dei posti di lavoro stabili e sicuri, al territorio ed al paese in generale, gli investimenti devono essere dirottati verso settori dell’energia rinnovabile, che rappresentano l’unico futuro possibile per il pianeta. Inoltre, che senso avrebbe l’assunzione di 2600 persone in tutta Italia a fronte dell’ennesimo colpo al settore turistico e naturalistico?
A questo punto gli amministratori ed i poteri di questo paese hanno il dovere di esprimersi chiaramente sul futuro del meridione: la strada da percorrere è quella della valorizzazione delle meraviglie naturali e culturali del territorio, ma loro hanno deciso di relegarci a periferia industriale e discarica del paese, nascondendosi dietro buone intenzioni vecchie di almeno ottant’anni.
Per l’E.N.E.L. la crisi energetica non è un disastro, ma un pozzo senza fondo: è l’occasione, infatti, per ottenere miracolosi profitti attraverso la concessione di opere inquinanti e dannose, facendo leva su amministrazioni e popolazioni con l’argomentazione dello stato d’emergenza.
Possibile che i cittadini debbano sempre pagare le contraddizioni del mercato predatorio? La crisi energetica non è certo causata dal soddisfacimento dei bisogni dei cittadini, bensì da una produzione selvaggia e sprecona. Senza che questa subisca una radicale ristrutturazione, non faremo altro che rincorrere le emergenze, e di emergenza in emergenza, di scandalo in scandalo, i cittadini onesti, i lavoratori, saranno coloro che ripetutamente si troveranno a pagare questi errori.
Una ristrutturazione possibile solo se avremo il coraggio di effettuare scelte difficili e sfatare dannosi tabù.
Partito Comunista dei Lavoratori
Nucleo di Rossano




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